Donne al centro

22 aprile 2011 | Di: Chiara Cudini

Il 18 aprile si è tenuto a Udine il primo di una serie di incontri dal tema “Donne al centro”, organizzato dalla giovane Giulia Pezzano e da Monica Bertolini e reso possibile da Fabrizio Anzolini e Giorgio Venier Romano. Quello delle donne in politica (come nel lavoro e in altri ambiti) è un tema delicato che interessa non solo le donne, ma anche gli uomini, ed è un tema sentito, come si è potuto notare dalla sala piena di palazzo Kechler.

Secondo il mio parere, la serata è stata molto interessante: è stata capace di offrire numerosi spunti di riflessione e ha saputo essere da stimolo per le donne presenti, o almeno per me che sono una giovane donna desiderosa di dare il suo contributo. Il tema non è mai facile da affrontare, perché, nello sforzo di difendere una determinata posizione, è sempre presente il rischio di scivolare in quelle che sono le visioni del “femminismo” o del “maschilismo”. Ma in questa serata, nella quale a parlare erano le donne, questo rischio non si è mai concretizzato, anzi: esse sono state le prime ad essere critiche rispetto all’atteggiamento femminile di arrendevolezza di fronte ad un sistema che in alcuni settori le penalizza.

Ma veniamo alle parole delle protagoniste dell’incontro.

Partirei da una frase di Silvia Noè, che ben rappresenta la sintesi di ciò che è stato detto: il sostegno della donna passa per il sostegno della famiglia; sostenere la famiglia significa investire sul futuro. Infatti, si è molto parlato del ruolo della famiglia nella società, paragonato, da Monica Bertolini, alla funzione di un nido per un giovane uccello: il nido rappresenta il rifugio sicuro in cui crescere e il punto di decollo per l’uccellino che ha imparato a volare e ha voglia di aprirsi al mondo e alle infinite opportunità che la vita gli offre. Barbara Graffino ha quindi approfondito quelle che sono le difficoltà della famiglia di oggi, affrontando il problema di quei giovani precari o disoccupati che inevitabilmente rallentano il ricambio della società (perché ci pensano bene a crearsi una famiglia ancora prima di avere i mezzi per garantirle la sopravvivenza) e delle conseguenze che questo ritardo offre: nonostante l’incremento delle nascite dovuto agli immigrati presenti in Italia, queste non compensano il numero di persone che muoiono ogni anno: stiamo assistendo ad un preoccupante calo demografico. Le famiglie si trovano inoltre in crescenti difficoltà economiche e su di esse non si investe abbastanza in confronto ad altri Paesi europei (la spesa italiana per la famiglia è pari ad un terzo di quella francese). È, perciò, ormai indispensabile avere a disposizione due redditi.

Ma ecco allora che la donna, affacciandosi al mondo del lavoro, si imbatte in altre difficoltà. Questo, come ci ha esposto Silvia Noè, vede la maternità come un costo per l’azienda, quando invece, come la Noè ci ha ben ricordato, è tutt’altro: un dono. Anche Raffaella Palmisciano ha affrontato questo punto, sostenendo che l’80% dei datori di lavoro vede la maternità come un problema, tanto che è ancora diffusa la pratica di far firmare alla donna neoassunta una lettera di dimissioni con data in bianco. Prima di tutto quindi la Noè afferma che si debba favorire l’accesso delle donne al mondo del lavoro senza che le potenziali future gravidanze siano vissute come un disagio. In secondo luogo si deve puntare su politiche che aiutino la conciliazione tra lavoro in casa e lavoro fuori casa, problema che scoraggia molte donne nella ricerca di un impiego.

Si è quindi affrontato il tema della donna in politica e si è trattata la questione delle quote rosa. Già nell’introduzione alla serata Giulia Pezzano si è espressa a riguardo dicendo di sentirsi profondamente svilita da questo provvedimento poiché, secondo le sue parole, le donne non hanno bisogno di canali preferenziali o di scorciatoie per arrivare dove vogliono. Dello stesso parere sono Anna Teresa Formisano e Sara Giudice. Quest’ultima si è soffermata in particolare sul rischio che questo provvedimento offre: legittimare e permettere l’affermazione in politica di donne vicine al così definito “modello Minetti”. Per stimolare un impegno al femminile, invece, si dovrebbe innanzitutto cambiare la visione che le donne hanno di se stesse: Giulia Pezzano sostiene che siamo noi donne ad attuare continuamente una svalutazione nei confronti di noi stesse, e le fanno eco le parole di Sara Giudice che ricorda come le nostre possibilità si trovino interamente nelle nostre mani. La stessa Anna Teresa Formisano si sente spesso chiedere dalle donne: “E se poi non ce le faccio?”. È quindi un problema di cultura, come afferma Annalisa Lubich: bisogna cambiare alla radice l’immagine che uomini, donne, bambini e bambine hanno di loro stessi. Annalisa Lubich ha quindi affrontato il problema da un altro punto di vista, il senso di ciò che ha detto può essere espresso così: per cambiare il sistema corrente, dobbiamo prima entrarci. Ecco perché lei sostenga le quote rosa come medicina amara da prendere tappandosi il naso per superare la patologia del Paese, medicina che, una volta guariti, si dovrà smettere di assumere.

Molto ancora si potrebbe scrivere perché molte belle parole sono state dette da ognuna delle partecipanti. Non è stata una serata carica di lamentele e di vittimismo, piuttosto il messaggio che si è voluto trasmettere agli ascoltatori è stato quello di invogliare le donne a rimboccarsi le maniche. Concludo quindi con l’appello lanciato da Giulia Pezzano: “Aprite gli occhi! Noi donne dobbiamo riuscire a guardare la realtà spogliandoci sia dalle lenti dell’ormai romanzesco sesso debole, sia da quelle dell’anacronistico e vuoto femminismo. Dobbiamo noi per prime capire il nostro enorme potenziale e il nostro valore, capire la ricchezza che rappresentiamo proprio per la nostra peculiarità e dobbiamo iniziare a darci da fare!”

Chiara Cudini

[Chi sono le/i protagoniste/i?

Giulia Pezzano: 19 anni, Rappresentante d'Istituto e Rappresentante della Consulta Provinciale degli studenti del Liceo Classico Europeo “Uccellis”; membro del Coordinamento Comunale di Udine dell’Udc verso il Partito della Nazione;

Monica Bertolini: Assessore del Comune di Campoformido;

Barbara Graffino: Membro Coordinamento Nazionale Giovani Udc;

Silvia Noè: Presidente Piccole e Medie Imprese di Bologna e Capogruppo Udc Regione Emilia Romagna;

Raffaella Palmisciano: Membro Commissione Regionale Pari Opportunità;

Anna Teresa Formisano: Deputato dell’Unione di Centro;

Sara Giudice: candidata al Consiglio Comunale di Milano con il Nuovo Polo, salita alla ribalta di tv e giornali nazionali per essersi battuta per una raccolta firme contro il “modello Minetti”.

Annalisa Lubich: da anni nel mondo dell’editoria con incarichi dirigenziali prima nella Casa Editrice Il Mulino, ora nella Casa Editrice Compositori; candidata a Bologna con il Terzo Polo.

Fabrizio Anzolini: Presidente Provinciale dell’Udc verso il Partito delle Nazione;

Giorgio Venier Romano: Consigliere Regionale del Friuli Venezia Giulia.]

In: Giovani e Famiglia, Lavoro, Politica

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